Cambogia | Il Regno dei ragni fritti

Articolo del 14-02-2018
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Da oltre tre anni, cioè dal boom di Expo, anche in Italia si parla della moda di mangiare insetti e delle leggi che, da quest’anno, ne hanno liberalizzato la vendita in tutta Europa (ma in Italia la vendita è ancora vietata).

Per calarsi completamente nell’entomofagia, bisogna, però, andare in Cambogia, o, comunque, in estremo Oriente.

In Cambogia, gli insetti fanno ormai parte della gastronomia e sono un alimento molto consumato.

Il luogo più famoso per il consumo degli insetti è sicuramente la cittadina di Skuon, dove esiste il “Mercato dei ragni”. Qui tra bancarelle coperte e venditori ai bordi delle strade si possono comprare diverse specie di insetti preparati, cotti e insaporiti, per essere sgranocchiati come street food.

Tra le offerte di questo mercato ci sono le celebri cavallette caramellate, le blatte dorate in glassa e soprattutto loro i grandi ragni velenosi del genere Tarantola. Si tratta della mortale Tarantola striata del Sud Est asiatico, tipico ragno predatore della giungla. Questi aracnidi vengono allevati nei villaggi dentro tane artificiali. In seguito, vengono catturati e privati delle chele velenifere per essere poi racchiusi in gabbie brulicanti e portati, appunto, al mercato. Si tratta di ragni grossi come un pugno che hanno una carne dal gusto tra il pollo e il pesce. Si immergono in una pastella di glutammato e zucchero per essere gettati nell’olio bollente misto ad aglio ed erbe aromatiche.

Sono considerati una vera leccornia e, generalmente vengono mangiati in cartocci per strada o in auto, succhiando soprattutto la parte tra la testa e l’addome oppure le otto zampe.

Sembra che il boom del consumo di questi ragni non sia un’usanza davvero tipica, ma sia piuttosto recente: durante la dominazione dei Khmer rossi, 40 anni fa, la scarsità di cibo avrebbe indotto le popolazioni rurali sfollate dalla capitale Phnom Penh ad abituarsi a mangiare questi ragni che, nel giro di due generazioni sono diventati di moda. Ma è sicuro che le tribù cambogiane mangiassero già da secoli ragni e insetti, alimenti diffusi anche tra le popolazioni vicine e nella grande Cina.

Un viaggio in Cambogia, in perfetto stile overland, non può ignorare il Mercato dei ragni. Anche se non si cede alla tentazione di provare una cultura gastronomica completamente diversa dalla nostra, sicuramente è un luogo da visitare se si vuole davvero comprendere la cultura dell’Asia più profonda.

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